Locali e movida: 3 cose che sembrano cool, ma che in realtà non lo sono poi molto

portafiori fatti con pneumatici, ma con dentro fiori secchi

di Sabrina Barbante 

Andare in giro per locali, all’aperto e al chiuso, visitare lidi che diventano luoghi per mangiare, bere, chiacchierare, godere di un bel tramonto, ballare un po’ e vedere se riusciamo a scambiare due parole con quella persone che ci ha tanto colpito…

Piace a tutti vero? Piace anche a noi di Movidabilia che, con il vostro aiuto, ci divertiamo a mappare i locali accessibili d’Italia.

Questo nostro girovagare per locali della movida italiana ci ha fatto notare che ci sono alcuni elementi ricorrenti, soprattutto negli ultimi anni, dal design alle scelte artistiche, che all’apparenza e di primo acchito possono far pensare che un locale sia particolarmente carino, ma che in realtà non lo rendono poi molto…. “cool”.

Ecco alcune di queste cose apparentemente “fiche” ma che in realtà mettono in difficoltà molti aspetti relativi all’accessibilità, per persone con disabilità gravi o lievi ma anche per persone che non sono disabili.

1 – Belle le luci soffuse, però…

profilo di un ragazzino in penombra che "guarda" o ascolta 

Le luci leggermente più basse e calde, che aiutano a creare un’atmosfera intima, certo sono belle, hanno un loro perché. Ma stiamo attenti a non esagerare! Rendere il tuo locale un luogo dove persino una persona con 11 diottrie su 10 rischia di capitombolare perché non vede i gradini o rischia di trovarsi al tavolo con estranei perché deve indovinare dalla sagoma chi sono i suoi amici, non è poi così cool.

Luci troppo basse possono rendere particolarmente complessa la comunicazione a chi ha sordità anche lieve, isolando ed escludendo dalla conversazione.

Quindi ok a luci più calde e soffuse ma accertati che ogni tavolo sia illuminato in maniera non approssimativa.

2 – Questione di decibel  

che cosa è un influencer e come diventarlo

Il tuo locale è una discoteca?
Più del 60% dei tuoi clienti entra nel tuo locale per sentire buona musica e ballare e la restante clientela per guardare chi sta dietro il bancone perché particolarmente affascinante?
Allora sei autorizzato, anche dal buon senso, ad avere musica molto alta.

Ma se gestisci un luogo dove la gente viene per mangiare e bere in compagnia, forse essa vorrà anche chiacchierare, commentare il cibo, fare selfie e spettegolare sui prof dell’università e l’istruttore della palestra!
Non lasciare che la musica troppo alta impedisca loro di fare queste attività che la convenzione internazionale dei diritti umani garantisce ad ogni cittadino.
NB: musica alta e luci soffuse sono praticamente un modo per isolare del tutto chi ha problemi di udito anche lievi. Ma mette in difficoltà anche chi ha il dono di percepire gli ultrasuoni.

Leggi come fare per rendere il tuo locale molto cool, con poche mosse e pochissimi soldi.

3 – Non abbiamo il Wi-Fi perché… (inserisci lezione di vita a caso)

gif animata con hermione (di harry potter) che applaude con faccia annoiata

Non avere il wi-fi è lecito e legittimo. È un po’ come scegliere di non avere la TV che passa le partite o i video di MTV h 24.
Avvisare di non avere il wi-fi è ancora più lecito, anzi è utile perché si dà un’informazione sincera ai clienti.
Ma, per favore, andiamoci piano con i “non abbiamo il wi-fi, parlate fra di voi”, “non abbiamo il wi-fi, guardatevi negli occhi” (soprattutto se si tratta di un locale con le due caratteristiche di cui al punto 1 e 2, nei quali ci si può parlare poco e guardare ancora meno).

All’epoca del 3G universale, il wi-fi può servire soprattutto a viaggiatori e ai non-local che hanno bisogno di informazioni per le prossime tappe, per chi ha bisogno di trovare il bagno adatto a persone con problemi motori più vicino e altre info utili.
Internet è uno strumento importante, non serve solo a giocare e alienarsi e chi non comunica lo fa benissimo anche in assenza di wi-fi.

La scelta di non avere il wi-fi è accettabilissima. Il dichiararlo è un grande servizio di trasparenza che si offre ai clienti.
Ma è davvero necessario dare agli avventori lezioni di comunicazione e di vita?