Architettura accessibile e design universale: a che punto siamo in Italia?

architettura e design universale in italia - convegno

Come molti ormai sanno, il design universale ci sta particolarmente a cuore non solo perché si tratta di una frontiera utile e probabilmente imprescindibile dell’architettura futura, ma anche perché creativa e innovativa, proprio come piace a noi.

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Ma non è solo il nostro entusiasmo per il design universale che ci ha portati a dedicare ampio spazio ai progetti di architettura accessibile all’interno dell’evento Aperta – visioni sull’accessibilità dei luoghi della cultura e del divertimento in Italia che si terrà a Lecce il prossimo 16 febbraio (presso il MUST, Museo storico della città di Lecce), ma altre considerazioni più ampie.

architettura accessibile e Lecce il 16 febbraio
ph steve driscoll, unsplash

Ogni progetto deve considerare, in ogni sua fase, tre fattori: diversità umana, inclusione sociale e uguaglianza. Eppure di norma si progetta considerando l’uomo standard, ossia un individuo giovane e in ottima salute, e non si tiene conto, se non come “eccezioni”, di bambini, anziani, donne incinte, individui con culture diverse, con disabilità motorie, cognitive e sensoriali (secondo una stima del Censis le persone con disabilità arriveranno a quota 6,7 milioni nel 2040 e gli over 65 rappresentano già oggi il 22% della società).

Questi piccoli numeri danno uno specchio della qualità di persone discriminate da progetti ideati in riferimento ad un astratto utente standard.

Quale è al momento la situazione in Italia in merito all’architettura e al design accessibile?

Se i dati sulla varietà della società ci sono e sono costantemente aggiornati, sono pochi e introvabili i dati sui progetti di design universale in Italia.

Ed è anche per questo che all’interno di Aperta daremo voce a collettivi e associazioni che stanno pian piano cambiando la società.

Evento Aperta - visioni sull'accessibilità in Italia

Quali sono le buone pratiche che fungono da faro in questo scenario?

Con le loro best practice, queste associazioni e collettivi, fungono da faro operativo e creativo nel panorama dell’architettura accessibile a tutti in Italia.

Ad esempio, tiene conto della varietà e unicità di esigenze di anziani e persone con disabilità percettiva e visiva l’Associazione Lettura Agevolata, Onlus che svolge numerosi servizi per facilitare l’accesso alla cultura e all’informazione da parte di tutti i cittadini, ma anche per sensibilizzare la collettività sui temi legati alla disabilità visiva.
L’Architetto Lucia Baracco verrà da Venezia per parlarci dei progetti e innovazioni sperimentate da questa realtà per facilitare l’inclusione attraverso la multi sensorialità dei percorsi culturali.

ragazzo di etnia africana seduto all'aperto mentre legge
ph tamarcus brown – unsplash

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Che cosa avviene se in una piattaforma che unisce giovani architetti e designer a livello internazionale si inizia a parlare di accessibilità universale e promuovere contest sull’universal design? Avviene che tutta una generazione di nuovi progettisti interiorizza l’utilità e l’ineluttabile necessità di un design facilmente fruibile a tutti, bambini e anziani, persone con disabilità motorie e sensoriali e persone con carrozzina (anche per bambini) e donne incinte. Questo è quello che avviene grazie alla piattaforma internazionale ma nata a Lecce di Archistart, di cui ci parlerà con il consueto entusiasmo giovanile Giacomo Potì, il presidente dell’associazione.

icone di mamma con bambino, anziani, carrozzine e sedie a rotelle e donne incinte
INFOGRAPHIC-UNIVERSAL-DESIGN

Ma che cosa vuol dire essere un architetto per tutti, che progetta per le persone, che non applica pedissequamente una normativa ma attiva una sensibilità profonda? Ce lo spiegherà l’architetto Francesca Bulletti, del collettivo Architutti, nato a Livorno.
Il progetto per le persone deve tenere conto di moltissimi aspetti, non in sommatoria, ma in un sistema organico e integrato, sintesi e mediazione di vari aspetti progettuali.

Le professioniste dell’architettura che hanno fondato questa realtà un giorno si sono fermate e si sono chieste: “ma chi sono le persone per le quali progettiamo?” e “quali sono i loro bisogni?”.
La risposta, madre del loro operato è

“Ogni bisogno in quanto personale è speciale, non esiste vera architettura se non è universale”.

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