i 4 spot più belli sulla disabilità e l’abbattimento delle barriere mentali

Il visual marketing e il il visual story telling non sono attività semplici: serve studio dell’utente finale, conoscenza del mercato, analisi dell’immaginario comune.

Parlare di disabilità è ancora più difficile e addirittura più complesso è parlare dell’incapacità di tutti noi di guardare dietro agli stereotipi, alle paura del diverso, ai nostri limiti mentali.

Mettere tutte queste tre cose insieme è ancora più difficile ed è per questo che creare uno spot di sensibilizzazione sul mondo della disabilità è molto difficile: si rischia spesso di dire cose ovvie, di scadere nella palude fastidiosissima del patetico, di toccare corde e nervi scoperti di persone con disabilità, delle loro famiglie. Quando si cerca di uscire fuori dal tracciato e avere un atteggiamento più ironico, si rischia di travalicare il confine del politicamente corretto, che ogni persona stabilisce in modo personale.

Noi di Movidabilia, che dell’abbattimento delle barriere architettoniche e mentali verso il mondo delle disabilità abbiamo fatto il nostro la nostra mission (con relativa campagna) vediamo molti spot e campagne su questo argomento e oggi ci è venuto in mente di condividere con voi i 4 spot migliori sul tema, diffusi in vari paesi del mondo.

Think beyond the label, USA. 

Prima che uno spot e uno slogan, Think beyond the label (tradotto in italiano, guarda oltre le etichette) è un network americano che unisce enti pubblici e privati per la promozione dell’assunzione di persone con disabilità nel mondo dell’impresa privata.

Il suo primo spot è geniale perché mostra una normale azienda con persone con vari tipi di “inabilità” (incapacità di vestirsi bene o di usare la tecnologia, incapacità di moderare il tono della voce o di fare il caffè), presentati da una manager in sedia a rotelle la quale asserisce che queste persone, nonostante le loro “disabilità” hanno delle qualità che le rende uniche nell’azienda.
Ci piace perché manda un messaggio chiaro e intellegibile a tutti, ironico e non patetico.
Soprattutto ci piace perché tocca un aspetto importantissimo ma che in Italia passa molto in secondo piano, cioè l’importanza e il valore di integrare persone con disabilità nel mondo del lavoro, non perché è “etico” ma perché conviene anche alle aziende. Assumere una persona con disabilità non è un atto di bontà ma una buona mossa imprenditoriale.

Let’s see the difference, with the eyes of a child 

Qualche anno fa ha fatto velocemente il giro del web uno spot realizzato dall’agenzia Leo Burnett, commissionato dall’associazione francese Noémi; genitori e bambini sono stati invitati a imitare delle facce buffe che comparivano sullo schermo. Ad un certo punto la faccia buffa, la smorfia da imitare, è stata fatta da una ragazza malata di sla. Mentre i bambini continuavano il gioco, imitando la smorfia, i genitori erano in rispettoso imbarazzo, con sguardo di benevolo compatimento verso l’attrice (realmente affetta da Sclerosi Laterale Amiotrofica).
Il messaggio è chiaro: cerchiamo di guardare alle differenze con gli occhi di un bambino, che non vede la disabilità laddove c’è anche altro da vedere.
Lo spot ci piace soprattutto perché non punta tutto sul fattore “bambino” che in pubblicità ha strada facile, ma perché lo mette in netto e diretto paragone con gli adulti.

E soprattutto è uno spot efficace perché non giudica gli adulti: i genitori che vedono una ragazza malata invece che una smorfia divertente, non sono persone cattive o insensibili, sono persone buone, anche empatiche, che però hanno imparato a vedere prima la sofferenza e poi la gioia perché se essere bambini è bello, essere adulti non è facile.

Checco Zalone e lo spot per FamiglieSma

Come dimenticare lo spot recitato niente meno che da Checco Zalone per FamiglieSma nel 2016!
Un piccolo affetto da atrofia muscolare spinale diventa la “persecuzione” di Checco che, come solo modo per non essere più bloccato dal montascale e riavere il suo parcheggio ha il donare soldi alla ricerca contro la SMA, di modo da curare il piccolo Mirco (e permettergli di ricercare il suo parcheggio come tutti noi. GENIALE).
Ci piace perché fa ridere, perché è paradossale e parla di un problema irrisorio (non trovare parcheggio) a fronte di un problema ben più grande. Ci piace perché ribalta completamente l’ottica della donazione e della ricerca facendola diventare un paradosso. Soprattutto, ci piace perché tocca l’italiano medio che c’è in ognuno di noi, quella parte che non viene generalmente coinvolta e interpellata in ogni messaggio di sensibilizzazione.


We all Play for Canada, Canada

Sta facendo il giro della rete in questi giorni lo spot del comitato para olimpico canadese dal titolo We all play for Canada, gareggiamo tutti per il Canada, dando a quel tutti un significato speciale.
Un bambino gioca a pallone, vede un suo coetaneo in sedia a rotelle e con uno sguardo empatizza con lui.
Il giorno dopo il bambino in sedia a rotelle trova il pallone, lo riporta ai suoi coetanei e, trovandoli tutti intenti a giocare su strani strumenti a ruote di vario tipo, si unisce spontaneamente a loro.
Lo spot si chiude con un messaggio patriottico, che si può prestare benissimo a tutte le nazioni del mondo: Quando tiriamo fuori il meglio di noi, la nostra nazione si distingue un po’ di più.
Ci piace perché parla di sport e non solo per questo.
Questo spot dimostra che quando un sistema è studiato per accogliere tutti, tutti ci entrano dentro in modo spontaneo, senza bisogno di essere spinti o forzati. Se un sistema è egualitario, funziona bene da solo. E soprattuto ci piace perché dimostra anche un bambino saprebbe creare un sistema giusto e egualitario.

Non dimenticare che anche noi di Movidabilia abbiamo una serie di spot bellissimi, irriverenti, allegri e profondi per sensibilizzare tutti sull’abbattimento delle barriere architettoniche e mentali che ruotano intorno alla disabilità. Gli autori sono già una garanzia:
The Pozzoli’s family, Pinuccio, The Show, Gianluca Gazzoli.
(secondo noi, i più belli al mondo sono proprio questi video, ma siamo di parte 😉 )

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