Cosa possiamo fare per evitare il baratro sociale del paese

vladimir et estragon - festival d0avignon

cosa possiamo fare per evitare che il tessuto socio culturale del paese non sia compromesso per i prossimi decenni?
(non parliamo di mascherine, Amuchina e vaccini)

Sono trascorsi dodici mesi dagli ultimi spettacoli teatrali cui abbiamo potuto assistere, dodici mesi dagli ultimi concerti e festival. Un anno è trascorso da quando per l’ultima volta abbiamo avuto accesso a qualcosa che va ben oltre il divertimento.

Perché siamo tutti allineati sul fatto che la cultura legata a teatri, festival, musica e arte è qualcosa che va molto oltre il divertimento, vero?

Per sedare ogni dubbio, ribadiamo l’ovvio: intorno ad uno spettacolo teatrale o a qualunque evento culturale lavorano operatori esperti, persone che hanno studiato anni per produrre prodotti di valore, operai generici e operai specializzati, “campano intere famiglie”, come dicono quelli che vogliono rendere tutto più chiaro.

donna con in mano una maschera, sfondo nero
Arianna Lupo, referente teatrale di Movidabilia

Non solo. I teatri sono luoghi di aggregazione legati alle nostre città, centri e periferie. Quando un teatro è aperto per una pièce, i dintorni vivono, il tessuto sociale si arricchisce, le periferie sono meno periferie e il centro ridà senso al suo essere “centro” non solo geografico.

E se quello che ci viene da pensare a fronte di queste riflessioni è
“ci sono cose ben più gravi dei teatri chiusi e cose più urgenti della cultura”, allora vuol dire che questa guerra l’abbiamo già persa.

Cosa è avvenuto negli ultimi 12 mesi, nonostante tutto

lavorare nel sociale

Nonostante tutto questo, le associazioni culturali e le associazioni di promozione sociale (come Movidabilia) hanno continuato a lavorare; dalle piccole singole case di ogni associato, tramite i meeting virtuali, scrivendo progetti e aspettando che potessero ripartire centinaia di idee già pronte, ma ferme.

Nel nostro caso, è stato un anno di stallo di progetti bellissimi, creati per l’arte accessibile, per rendere inclusiva la cultura e, attraverso essa, la mentalità di chiunque ne usufruisca.
Tuttavia, questo non ci ha impedito di portare avanti la pianificazione di un festival della cultura accessibile che potrebbe finalmente vedere l’inizio il prossimo autunno. Si tratta di una serie di eventi caratterizzati dalla sperimentazione di tecnologie all’avanguardia per rendere accessibili concerti e spettacoli teatrali anche a persone con diversi tipi di disabilità.

Le nostre referenti teatrali, Arianna Lupo e Eleonora Loche, stanno anche compiendo il miracolo della creazione del primo spettacolo teatrale prodotto da Movidabilia e davvero non vediamo l’ora di proporlo a tutti voi!

E poi c’è stato il lavoro costante e motivato di Flow, la scuola di musica accessibile di Movidabilia, che ha portato avanti le attività con la didattica a distanza.

domenico de santis docente e fondatore scuola di musica Flow
domenico de santis docente e fondatore scuola di musica Flow

Tutto questo è stato possibile anche grazie al supporto di chi ha scelto di devolvere il 5×1000 a Movidabilia, una scelta semplice… ma di enorme impatto. Scopri come vengono spesi i soldi del 5×1000

dona il 5x1000 a movidabilia

Cosa possiamo fare tutti, nel concreto

Abbiamo riflettuto a lungo per capire cosa potremmo fare tutti e tutte noi, per aiutare il comparto culturale e per far sì che il paese si riprenda in fretta, dal punto di vista sociale oltre che economico.

Ecco le nostre idee, dateci le vostre!

  1. Sosteniamo anche economicamente le associazioni che si occupano di di cultura inclusiva (anche perchè la cultura non è tale senza inclusione);
  2. Cambiamo le nostre abitudini, pensando alla comunità della quale facciamo parte.
    Abbiamo capito che niente sarà mai abbastanza lontano da non coinvolgerci in prima persona. D’ora in poi, facciamo scelte di consumo e di stili di vita che possano davvero impattare positivamente sulla società;
  3. Adottiamo abitudini inclusive: facciamo finalmente caso a quali sono le realtà che fanno nel loro piccolo inclusione, rendendo gli spazi e le iniziative accessibili, come da principio base della campagna Accessibility is Cool;
  4. Appena possibile, non limitiamoci a fare solo tutte le cose che facevamo prima dell’inizio della pandemia. Se non avevamo l’abitudine di farlo, iniziamo ad andare andiamo a teatro, andiamo al cinema (magari i cinema di centro città, nelle città che hanno ancora la fortuna di averne), andiamo ad un festival musicale di un genere che non conosciamo;
  5. Smettiamola di pensare che la cultura non sia una priorità.
    In realtà, lo è. Lo è per la cura del sentimento democratico e del senso critico collettivo che lo accompagna. Tutto quello che di buono riusciremo ad essere e a fare nei prossimi anni, dipende da quanto spazio sapremo dare alla cultura inclusiva e accessibile.

In copertina, performance Aspettando Godot, Festival di Avignon –
CC0 1.0 Universal (CC0 1.0)

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